
Nel 1996, contro il Verona, Weah recupera palla davanti alla propria area e parte. Attraversa tutto il campo senza che nessuno riesca a fermarlo e segna.
L’anno prima aveva vinto il Pallone d’Oro: è ancora oggi l’unico calciatore africano ad averlo fatto. Nel 1995 non era una cosa scontata nemmeno lontanamente — il premio era da poco aperto ai non europei, e lui arrivava da un Paese che non è mai andato a un Mondiale.
Da Monrovia in poi
Weah è cresciuto a Monrovia, in una città che negli anni della sua adolescenza stava entrando in guerra civile. Arriva in Europa a ventidue anni, al Monaco, chiamato da Arsène Wenger. Al Milan ci arriva già fatto, a ventinove, e resta cinque stagioni.
Per anni ha finanziato di tasca propria la nazionale liberiana: viaggi, materiale, stipendi. Nel 2018 è diventato presidente del suo Paese, e nel 2024 ha lasciato la carica dopo aver perso le elezioni, riconoscendo il risultato la sera stessa.
La prossima storia

Paolo Maldini. Venticinque anni di fedeltà assoluta
Una storia d’amore rara, in un calcio che cambia in fretta.



