
Nella stagione 2014-15 il Milan era una squadra senza progetto. Ménez, in mezzo a quel niente, ha fatto la stagione più prolifica della sua carriera.
Il cucchiaio su rigore, il tacco al volo, la giocata non richiesta: faceva cose che nessun allenatore avrebbe messo a programma, in una squadra che non aveva nessun programma.
Prima di Milano c’erano stati tre anni alla Roma e tre al Paris Saint-Germain, sempre con la stessa storia: talento evidente, continuità mai. In Francia lo chiamavano un giocatore da highlight, e non era un complimento.
Poi è andato a giocare in Turchia, in Messico, e infine in Serie C italiana. Nessuna caduta, nessun dramma: solo un giocatore che ha continuato a fare il suo mestiere dove poteva farlo divertendosi.
La prossima storia

Javier Saviola. Il coniglio che correva troppo forte
A vent’anni era il ragazzo più atteso del calcio sudamericano. Poi il calcio ha smesso di aspettarlo.



