Vai al contenuto
Romanzo Calcistico
Paolo Maldini, capitano col numero 3, alza la Champions League vinta dal Milan nel 2003

Paolo Maldini. Venticinque anni di fedeltà assoluta

4 min di letturaRedazione Romanzo

Ci sono giocatori che vincono. E poi c’è chi resta. Paolo Maldini ha fatto entrambe le cose.

Ha vinto tutto quello che si poteva vincere, ma soprattutto ha scelto una sola maglia. Dalla prima partita in Serie A, il 20 gennaio 1985, all’ultimo saluto a San Siro del 24 maggio 2009 sono passati ventiquattro anni e venticinque stagioni.

L’esordio di un predestinato

Sedici anni, campo di Udine, sostituzione nella ripresa. Il figlio di Cesare Maldini che entra in Serie A: la storia più prevedibile del mondo, tranne per la parte in cui poi ci resta un quarto di secolo.

Il Milan in cui entra è una squadra di metà classifica che sta uscendo da anni pessimi. Quello da cui esce, ventiquattro anni dopo, ha vinto cinque Coppe dei Campioni. In mezzo ci sono tre cicli diversi — Sacchi, Capello, Ancelotti — e tre modi diversi di intendere il calcio: lui li ha attraversati tutti restando titolare.

Il terzino che difendeva in avanti

Nel Milan di Sacchi il terzino sinistro non è un ruolo difensivo: è il primo uomo della pressione. Maldini impara ad anticipare invece che a contrastare, e diventa il difensore che entra meno di tutti perché arriva sempre un istante prima.

È una scuola che oggi si studia. Allora era semplicemente il modo in cui giocava quella squadra, e lui ne era il pezzo più giovane.

Il paragone col padre, che quel Milan lo aveva capitanato trent’anni prima, gli è stato addosso per tutta la prima parte della carriera. Cesare Maldini era stato un difensore importante e poi un allenatore: essere "il figlio di" in una città come Milano, a sedici anni, non è un vantaggio.

Se n’è liberato nel modo più semplice possibile: giocando così tanto e così a lungo che a un certo punto è diventato l’altro il "padre di".

Le cinque coppe

Le prime due arrivano a ventuno e ventidue anni, quando ancora non sai che quella è la parte facile. La terza, ad Atene nel 1994, è la più netta: 4-0 al Barcellona che tutti davano per favorito.

Poi passano nove anni. Nel 2003, a Manchester, contro la Juventus, alza la quarta da capitano. Nel 2007, ad Atene di nuovo, la quinta: aveva trentotto anni e giocava da centrale titolare in una finale europea.

In mezzo c’è anche Istanbul, la finale del 2005 persa contro il Liverpool dopo essere stati avanti 3-0. Maldini apre le marcature dopo cinquanta secondi — è ancora oggi il gol più veloce in una finale di Champions League — e finisce la serata a raccogliere i pezzi.

  1. 20 gennaio 1985Esordio in Serie AA Udine, a sedici anni.
  2. 1989 e 1990Due Coppe dei Campioni di filaIl Milan di Sacchi.
  3. 1994La terza4-0 al Barcellona ad Atene.
  4. 2003La quartaA Manchester, contro la Juventus.
  5. 2007La quintaAd Atene, contro il Liverpool.
  6. 24 maggio 2009L’ultima a San SiroQuarantun anni.

Il capitano

Il Milan è parte della mia vita. Non potrei immaginare di stare da nessun’altra parte.
— Paolo Maldini

Terzino sinistro fino a trent’anni, centrale per altri dieci. Ha cambiato ruolo senza cambiare squadra, quando in genere succede il contrario. Lo spostamento al centro, deciso da Ancelotti, gli allunga la carriera di un decennio: da lì dentro comincia a dirigere la difesa invece che a correrci dentro.

Con la Nazionale la storia è diversa e finisce peggio. Centoventisei presenze, due finali perse — il Mondiale del 1994 ai rigori, l’Europeo del 2000 al novantaquattresimo — e nessun trofeo. È l’unica riga vuota di una carriera altrimenti piena, e lui non ha mai fatto finta che non pesasse.

L’addio

Il 24 maggio 2009 saluta San Siro contro la Roma. Ha quarant’anni compiuti da poco e gioca ancora da titolare: non è un’uscita di scena costruita, è la fine naturale di una cosa che è durata più di quanto fosse ragionevole.

La maglia numero 3 del Milan è ritirata. Tornerà in campo solo se uno dei suoi figli arriverà in prima squadra: è la sola condizione che Maldini ha posto, e dice più di qualsiasi discorso d’addio.

La prossima storia

Continua a leggere

Altre storie scelte per affinità: stessi personaggi, stesse squadre, stessi anni.

Tutte le storie