
Il Ronaldo del 1997 non assomiglia a nessun attaccante venuto prima. Prendeva palla a centrocampo, saltava tre uomini in corsa e chiudeva. Ogni volta.
Aveva vent’anni e una sola stagione al Barcellona alle spalle, con numeri che ancora oggi sembrano un refuso. L’Inter lo compra nel 1997 per la cifra più alta mai spesa da nessuno per un calciatore: sembrava una follia, e in effetti per due anni non lo è stata affatto.
Le due ginocchia
Poi il ginocchio, due volte. Il 21 novembre 1999 la prima. Il 12 aprile 2000 la seconda, in finale di Coppa Italia, sei minuti dopo essere rientrato in campo: si accascia da solo, senza contatto, davanti a uno stadio che smette di fare rumore.
Allora, da un infortunio così, non tornava nessuno. La chirurgia del ginocchio non era quella di oggi, e per un attaccante che viveva di accelerazioni la diagnosi era una condanna scritta.
Mi hanno detto che non avrei più giocato. Io ho continuato ad allenarmi.
Yokohama, 2002
Torna con un corpo diverso: meno esplosivo, più centravanti. Al Mondiale del 2002 segna otto gol, compresa la doppietta in finale alla Germania, e vince la Coppa da capocannoniere. È il motivo per cui, quando si parla di lui, i numeri non servono a niente: la storia sta tutta nel fatto che sia tornato.
La prossima storia

Adriano. L’Imperatore che non voleva regnare
Per due stagioni è stato l’attaccante più forte del mondo. Poi ha smesso di volerlo essere, e nessuno è mai riuscito a spiegarlo del tutto.



