
Nel 2016 e nel 2017 Dele Alli è il miglior giovane della Premier League. Segnava, rifiniva, arrivava in area come pochi altri: sembrava il centrocampista del decennio successivo.
Il Tottenham di Pochettino lo usava come un centrocampista che arriva: partiva da dietro, entrava in area in ritardo e trovava il tempo di inserimento che nessun difensore riesce a marcare. In due stagioni ha fatto quello che ci si aspetta da un attaccante, senza essere un attaccante.
Poi, il vuoto
Dal 2019 in poi le presenze calano, i gol spariscono, i prestiti si accumulano. Dall’esterno sembrava la solita storia inglese del ragazzo bruciato dai soldi e dalla fama: era il racconto comodo, ed era sbagliato.
Nel 2023 ha raccontato in un’intervista la dipendenza dai sonniferi e gli abusi subiti da bambino, prima dei sette anni. Da quel giorno, la parola incompiuto è diventata difficile da usare.
È la ragione per cui su Romanzo alcune carriere non le chiamiamo fallimenti. Non sappiamo quasi mai cosa succede alle persone quando escono dal campo, e il giudizio ce lo teniamo per i gol.
La prossima storia

Javier Saviola. Il coniglio che correva troppo forte
A vent’anni era il ragazzo più atteso del calcio sudamericano. Poi il calcio ha smesso di aspettarlo.



