
Il 9 luglio 2006, all’Olympiastadion di Berlino, l’Italia batte la Francia ai rigori dopo l’1-1 dei tempi supplementari.
Zidane segna su rigore al settimo minuto, Materazzi pareggia di testa al diciannovesimo. Nei supplementari la testata, l’espulsione, e poi cinque rigori su cinque.
Berlino, 9 luglio 2006
- Risultato
- 1-15-3 dopo i rigori
- Marcatori
- Zidane, Materazzi
- Rigori italiani
- 5 su 5
Una squadra costruita sul fondo
La cosa che si dimentica di quel Mondiale è quanto poco l’Italia abbia subito. In sette partite Buffon raccoglie due palloni in fondo alla rete: un’autorete e un rigore. Nessuna squadra avversaria è riuscita a segnargli su azione.
Era una squadra costruita al contrario rispetto a come si costruivano le altre: prima la difesa, poi Pirlo davanti alla difesa, poi tutto il resto. Lippi cambiava attaccanti a ogni partita e non cambiava mai i primi cinque.
L’altra cosa che la rendeva diversa era il numero di marcatori. In quel Mondiale segnano dieci giocatori italiani diversi, dai difensori ai centrocampisti: nessuno arriva in doppia cifra, nessuno porta il peso da solo. È il contrario di come si vincono di solito i tornei brevi.
- OttaviItalia-Australia 1-0Rigore di Grosso al 95º, in dieci uomini.
- QuartiItalia-Ucraina 3-0La partita più semplice del torneo.
- SemifinaleGermania-Italia 0-2Grosso e Del Piero negli ultimi due minuti dei supplementari.
- FinaleItalia-Francia 1-15-3 dopo i calci di rigore.
Il campionato che intanto crollava
Mentre la Nazionale andava avanti in Germania, in Italia si smontava un campionato: intercettazioni, processo sportivo, retrocessioni e penalizzazioni decise nelle stesse settimane. Metà di quei giocatori non sapeva in che categoria avrebbe giocato a settembre.
Lippi ha sempre negato che la vicenda abbia compattato il gruppo, e probabilmente ha ragione: non serve un nemico esterno per far giocare bene venti professionisti. Ma è indiscutibile che quella squadra sia rimasta chiusa in sé stessa per un mese, e che dall’Italia arrivassero soprattutto brutte notizie.
La finale
La partita di Berlino non è bella. L’Italia va sotto dopo sette minuti su un rigore che Zidane trasforma con un cucchiaio che tocca la traversa e rimbalza oltre la linea. Al diciannovesimo Materazzi pareggia di testa su angolo di Pirlo.
Poi la partita si chiude: due squadre stanche, molti duelli, poche occasioni. Nei supplementari la Francia cresce, Buffon toglie di mano un colpo di testa a Zidane, e al centodecimo minuto succede la cosa che tutti ricordano.
Ai rigori l’Italia segna cinque volte su cinque. È l’unica volta nella storia della Nazionale, che con i rigori aveva un rapporto documentato e pessimo.
È forse la ragione per cui quel Mondiale, in Italia, non si è mai davvero smesso di guardare: perché è l’unica cosa di quell’estate che è rimasta intatta.
La prossima storia

Paolo Maldini. Venticinque anni di fedeltà assoluta
Una storia d’amore rara, in un calcio che cambia in fretta.



